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                                                                    Si è spento l' Occhio Quadrato.

 

La fotografia è un furto........così scrive Alberto Lattuada nei lontani anni ottanta, revisionando quelle sue immagini del tempo del fascismo e dell'immediato dopoguerra nell' anteprima del libro e della mostra di dieci anni dell' Occhio Quadrato.
Il mondo della cultura, del cinema, dello spettacolo, piange uno dei migliori interpreti dell'arte visiva e un regista di fama internazionale, un autore colto e intelligente che difficilmente verrà sostituito e che trasfonde un segno indelebile nella sceneggiatura italiana del Novecento.
Nei dintorni di Roma, all'età di 91 anni è morto stamani A. Lattuada dopo una lunga malattia.
Oltre il prestigio e l'immenso talento che ha saputo donare al grande schermo, Alberto Lattuada e che noi tutti conosciamo per i capolavori di regia e di scrittura quali " Il Bandito ", " La Cicala ", " Luci del Varietà ", " Senza Pietà ", " Cuore di cane ", ha avuto un periodo in cui è stato legato alla fotografia.
Artista estremamente versatile,  pubblicista, scrittore, poeta e regista, nella sua elegante diversificazione culturale sapeva destreggiarsi senza mai cadere nella retorica o nel banale, qualsiasi fosse l'espressività dell'arte presentata.
E' stato così anche nell' esplicazione dell'immagine fotografica, dove ha saputo cogliere in modo puramente distaccato un epoca e dei momenti sociali di particolare interesse.
Lattuada non era un fotografo nel vero senso della parola, anche se grazie alla sua notorietà ha potuto fare successivamente alcune pubblicazioni e l'approccio all'uso del fotogramma è stato probabilmente dettato da un incredibile e vorace curiosità, la quale è spesso la forza motrice dei grandi glossatori e l'anima del genio artistico.
Il regista cinematografico ha " giocato " se così vogliamo dire con la fotografia e sottolinea giustamente di aver raggiunto raramente dei valori complessi e di aver usato con imperizia la fotocamera.
I negativi di Lattuada, quadrati, fermano il tempo con la classica Rollei, tipica macchina medio formato e vessillo del mondo del set di quel periodo.  Sono un bianco e nero in cui non spicca la purezza del dettaglio o la pregevole estensione dei mezzi toni e neanche l'incredibile e perfetta composizione visiva, come si potrebbe pensare di ammirare da un laureato in architettura.
Scene e frammenti di vita quotidiana, uomini dediti al lavoro e alla ricerca di una reale speranza dopo una guerra che ha coinvolto una parte del mondo. Abitazioni abbandonate, ritratti informali, periferie del capoluogo lombardo: sono queste le immagini del Maestro milanese che cristallizzano una descrizione portata all' analisi per certi versi anche documentaria.
Sono flash congruenti, mai artificiosi nel procedimento e nella stampa finale dove quasi sempre si eleva la presenza dell' Essere umano, collocato nella giusta dimensione circostante rinnovando il  rapporto divenuto necessario nella transitorietà tra l' uomo e le cose, ma soprattutto non ha la tendenza a glorificare il gesto tecnico, liberalizzando e assumendone così il significato di una naturale franchezza.
Lattuada non sarà ricordato come un fotografo che ha impresso un suo determinato stile nella Storia della Fotografia e questa sua " deviazione ",  per uno che ne ha fatto del movimento della macchina da presa un mestiere, una ragione di vita e di estrinsecazione dell' intelletto, la staticità della foto potrebbe sembrare ai più soltanto un esperienza parallela alla sua vera vocazione e perciò addirittura improvvisata. In fondo Lui stesso dopo tanti anni ci ha più volte ricordato di aver scattato senza aver tenuto molto conto dell' esposizione....
Forse era soltanto un tentativo per determinare lo spessore di creatività, cosciente di poter usare la libertà artistica con poche nozioni di chimica e di meccanica, peraltro apprese nei tempi dello studio liceale.
Anche se così fosse, la quintessenza del racconto visivo di Alberto Lattuada è di primaria importanza nel panorama storico - fotografico italiano, sia per la sottile interpretazione esposta, sia per la testimonianza diretta che ci ha trasmesso.

Gianluca Fiesoli, Italia, Luglio 2005.

 

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    Milano, anni Trenta.     Il sogno di Munari, Milano     Fellini e K. Ranieri, anni quaranta.

      Milano, fine anni Trenta                        Il sogno di Munari, Milano.                 Fellini e K. Ranieri, anni Quaranta.

 

Le fotografie sono di proprietà di Alberto Lattuada ©.

 

                                                  

         

 


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