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                                                                                              Addio Mister Avedon.

 

      

Se ne è andato con la fotocamera tra le mani. All' età di 81 anni è morto il fotografo Richard Avedon. Nello stato del Texas stava svolgendo per il magazine New Yorker il suo ultimo e arduo lavoro sul concetto di democrazia americana. Nonostante fosse stato sconsigliato dai suoi stessi familiari per l'età avanzata, Avedon continuava a lavorare senza risparmiarsi.

Nato a New York nel 1923 da una famiglia della borghesia ebraica, lasciò gli studi molto presto, contro il parere del padre che  voleva diventasse un medico oppure  avvocato. Dopo aver terminato le scuole pubbliche s' imbarca nella Marina per fare esperienze di vario genere e comincia a scattare le  prime immagini. Al ritorno frequenta per alcuni mesi un corso alla scuola di fotografia di Brodovitch, all'epoca direttore artistico di Harpers Bazaar e successivamente diventa un professionista accettando numerosi lavori pagati però malamente. Poi comincia a collaborare in modo continuativo con altri periodici, una lunga gavetta che è la prima chiave di svolta di quella che diventerà una prestigiosa carriera.

I suoi ritratti con sfondo bianco, talvolta grigio e anche nero, nel tempo saranno eseguiti e copiati da tanti fotografi di moda e di glamour. Alternando queste tre toni, spiegherà successivamente, " posso permettermi di scegliere e attenuare i soggetti da abbinarci ".

In effetti ha ragione, se usasse solo il colore chiaro l'aspetto puramente grafico dell' immagine sarebbe dominante e il contrasto che con lo sfondo bianco svuota, non si integra con altri elementi. Questa importante differenza si nota sopratutto nella drammaticità, come per i ritratti alle vittime vietnamite colpite dalle bombe al napalm, in cui usa fondali grigi di tonalità media che rendono l' elaborazione della foto con un atmosfera più rassicurante, eliminando così la drastica forma emotiva di questo tipo di esposizione.

Richard Avedon non ha niente in comune con i mostri sacri del secolo scorso e del giornalismo per immagini: Bresson, Erwitt, Capa, Brassai, Bischof prenderanno altre strade professionali di cui però ne ripete in parte le gesta eseguendo buoni reportage in Vietnam e in altri luoghi. Dichiarerà poi all' apice del successo che il fotogiornalismo, per quanto sia stato un saltuario rappresentante, era una vocazione che gli è sempre rimasta dentro anche se non condivideva diverse cose in questo tipo di fotografia.

Ma Avedon non può rimanere in eterno un cronista di immagini. L' artista sente il bisogno di una evoluzione delle proprie idee, le quali devono essere più incisive, più tangibili, maggiormente creative, insomma dovranno aumentarne l' efficacia, cosa che il reportage per quanto affascinante non può dargli,  ma che era comunque un passaggio obbligato. Superati gl' istinti e le frenesie giovanili è con la fotografia di moda che Avedon raggiungerà le più alte vette della celebrità e dell' espressione fotografica.

Il  primo libro, l'antologia Observations, viene realizzato con i testi di Truman Capote. La raccolta comprende una serie di pregevoli e unici ritratti di Mariella Agnelli, il trombettista jazz L. Amstrong, il comico C. Chaplin, la baronessa Thyssen, l' attrice Anna Magnani, Jimmy Durante e molti altri ancora.

Da qui l' artista capisce l' importanza di lavorare in studio e in formati più estesi utilizzando dei banchi ottici che variano nella misura 4X5, 8X10 e 13X18, e che gli garantiscono una maggiore perfezione nei dettagli, rendendoli nitidi e brillanti,  orchestrati da un uso sapiente di bank e luci in sala posa.

Per pubblicare il suo secondo libro Nothing Personal, ( Niente di personale ),  Avedon richiama James Baldwin un vecchio compagno di scuola il quale gli curerà i testi. Il contributo dell' amico sarà fondamentale per la riuscita di questo volume, che si distacca dall' antecedente per lo spirito critico. Difatti il fotografo s' impegna nell' evidenziare i diritti civili esibendo così nel contesto una chiara posizione " politica ". Per concludere questa pubblicazione,  compirà  un viaggio negli stati americani del sud, riprendendo in Louisiana i malati di mente di un ospedale psichiatrico.

Nel giorno dell' assassinio di Kennedy si reca in Times Square, nel centro della metropoli, per immortalare i passanti con i giornali in mano. E' un momento particolarmente sconvolgente per la nazione e Avedon riesce a coglierne alcune interessanti le sfumature. Le foto non hanno niente di quello che potremmo definire cronaca quotidiana, ma manifestano il senso d' impotenza, di sbigottimento e di stupore della popolazione nei confronti del tragico evento che segnerà la storia americana. 

Nei mesi  successivi lascia Bazaar per lavorare con Vogue e Look. Le due importanti riviste lo lanciano definitivamente nel panorama internazionale dell' editoria. Poi  termina la pubblicazione " Alice nel Paese delle Meraviglie ". Questo racconto di immagini subisce l' influenza di Andy Wharhol

Fotogrammi di una ricerca teatrale e delle sue gestualità, fondati sopratutto sul processo e l' atto del movimento, i quali esaltano la difficile disciplina a cui gl' attori della Factory sono sottoposti per raggiungere un rilevante risultato.

Ma il fotografo è anche intelligente ad inserirli in antitesi con l' immobilità delle foto del cast della produzione, evidenziando così l' alternanza figurativa  che aggiunge dinamica all' espressività  per chi le osserva e conseguentemente le giudica. Sono immagini totalmente differenti da quei precedenti ritratti statici e monumentali, per quanto straordinari ma individualistici, i quali erano divenuti quasi una firma fotografica. Oltre la qualità tecnica si evince definitivamente l' innata genialità di Avedon nel programmare un idea o una visione fotografica anche se diversi critici hanno definito atipico questo lavoro.

In questo set li riprende anche nudi ma che non hanno nessun riferimento all' eros o alla volgarità, taluni spontanei, altri improvvisati oppure diretti nello sguardo dei soggetti stringendo così la profondità di campo.

Poi la morte del padre Israel nel 1973. Lunghe settimane di agonia in cui Richard Avedon lo ritrae a più riprese nell' estensione della malattia. E' il tragico sviluppo di un cancro  inarrestabile. La sequenza di negativi sono decisamente amari, escludono l' accezione narrativa, ma che fanno denotare una maturità artistica ed una sensibilità di fronte al problema della morte.

La personalità del genitore è sempre stata presente ed era un punto di riferimento, anche se non sono mancati in passato momenti di dissociazione generazionale e di pensiero. Lo dimostra il fatto che dopo il decesso farà una mostra unicamente con  le sue immagini, nell' estate del 1974  al MOMA.   

Successivamente espone al Metropolitan  con una grandiosa  personale composta da oltre un centinaio di gigantografie mentre nei mesi a venire alterna  impegni tra la moda e la pubblicità.

Però l' opera più singolare resta  il tanto discusso  " In the American West ", una serie di ritratti in bianco e nero di vagabondi e homeless lungo le Interstate e le Freeways  americane.

Bill Curry, Richard Garber, Clifford Feldner, Mary Watts, James Benson, sono icone della fotografia realizzate con una piccola troupe di assistenti e in simbiosi con la ricercatrice Laura Wilson che lo aiuta nella scelta degl' individui. L' accanimento della critica raggiunge le prime pagine dei tabloid della West Coast e non solo, mentre il perbenismo dell' opulenta borghesia americana lo reputa un " traditore " per via del tentativo di schernire il paese.

Viene incolpato di approfittarsi della sua fama e del potere dell' immagine per evidenziare certe argomentazioni esistenziali che a detta di alcuni rappresentanti della società non si erano mai viste prima. Persino l' area più liberale e progressista  lo taccia come un " folle " che rischia di compromettere la professione. 

Ma è sopratutto una congiura mediatica, dettata dall' ipocrisia e dal bigottismo. L' artista è accusato di aver rubato e dilapidato la dignità morale di questi " storpi, anomali, ripugnanti e strani  sconosciuti ", oltre settecento, che ha selezionato con certosina attenzione. Però il fotografo se ne infischia, la sua superiorità intellettuale è inattaccabile ed è convinto che questo sforzo verrà premiato dal pubblico. Infatti sarà così e il libro rimarrà una pietra miliare nella Storia della fotografia,  poiché si apprende il suo interesse per i disadattati e per la voglia di far conoscere al mondo " l' altra faccia triste dell' America ". Tale opera si potrebbe definire un misto di contestazione, provocazione e verità.

Le foto di questo eccelso risultato artistico saranno interposte nelle mostre che Avedon presenterà da ora in avanti ed è strabiliante il fatto che si potrà vedere un ritratto della " divina Marylin "  accanto a quello di  un " miserabile errabondo ". 

Proprio il modo di esporre le fotografie è un altra particolarità dell' artista, il quale ha sempre curato con molta  riflessione e  allo stesso tempo con acutezza. Se i libri di Avedon sono stati " studiati minuziosamente " a tavolino, intraprendendo percorsi ideativi ben specifici,  nelle esposizioni talvolta cercava di dare maggiore respiro tematico senza però eccessive forzature o contraddizioni.

Ed è per ciò che " In the American West "  è una bellissima analisi  che si contrappone totalmente alle abituali fotografie di personaggi del cinema hollywoodiano.

Il significato va oltre l' essenza delle immagini ed è una realizzazione che ribadisce i concetti dell' esteta nordamericano, il quale non aveva nessun personale pregiudizio di fronte all'  obiettivo ed era del tutto legittima la volontà di fotografare in assoluta libertà qualsiasi elemento e qualunque cosa.

Richard Avedon ha sempre lasciato trasparire una leggera disapprovazione a quell' entourage patinato e frivolo, di cui  però era frequentemente in contatto per obblighi professionali e naturalmente per i guadagni che gli riservavano. Forse, questa è stata una delle principali motivazioni per andare ad esplorare classi  povere e disagiate, tanto da dedicarci interi mesi di lavoro. Al di là della creatività e se consideriamo un fotografo " un umile artigiano della luce " però è doveroso ricordare che numerosi professionisti si sono avvicinati a questo tipo di ambiente: chi per curiosità, chi per  ricerca o per altri fattori stimolanti.

D' altra parte le tematiche sociali e umane s' intrecceranno più volte nella sua esistenza. Richard Avedon è stato anche fermato per aver partecipato ad una manifestazione pacifista avvenuta sulla scalinata del Capitol nel centro di Washington, la quale degenerò in una violenta rissa. Poi, sarà  imprigionato per disobbedienza e oltraggio ad agenti di polizia locale.

Nello stesso periodo viene ricoverato d' urgenza per pericardite,  che gli causa dolori lancinanti al petto. E' una disfunzione flogistica del rivestimento cardiaco, la guaina fibrosa del cuore, forse dovuta allo stress oppure da un infiammazione virale.

Ma la volontà ferrea del fotografo non si ferma. Dopo pochi giorni dall' uscita dell' ospedale, nello studio della Grande Mela disteso su un improvvisato lettino dirige il primo assistente per la posa di una modella.......

Gli aspetta un ciclo professionale molto fertile al quale non può assolutamente astenersi e appena ripresosi dalla malattia comincia a lavorare per il catalogo Bloomingdale.  Successivamente svolge attività didattica e conduce seminari in alcune università degli States.  

Il mondo culturale e accademico lo inseriscono tra i grandi artisti del secolo. Oramai vive tra gli studi di New York e Parigi

Nel 1980 per via dell' interessamento di David Ross espone nel moderno e spazioso Art Museum di Berkeley nello stato della California. La mostra sarà nuovamente un grande successo e forse una delle più complete poiché la retrospettiva comprende immagini di moda, ritratti e reportage.

Durante il capodanno del 1989 documenta la caduta del muro di Berlino. Scatti che catturano attimi di gioia, euforia, eccitazione, pathos e solidi sentimenti per un epoca che sta giungendo traumaticamente al capolinea.

Negativi dai forti contrasti ma di un intensità penetrante. E' incredibile come l' esposizione possa rasentare il limite concesso dai valori cromatici del bianco e nero,  in cui si interpongono i bagliori delle luci artificiali e le ombre profonde di una gelida notte tedesca che cambierà la storia di alcuni popoli. L' ilarità e la celebrazione della festa si uniscono alla paura e l' incertezza che suscitano  il radicale cambiamento politico.

Anche da queste immagini si capisce come Avedon appena fosse libero da impegni andasse a cercare di testimoniare, commentare e decifrare quei grandi eventi che hanno fatto il percorso dell' umanità.  

Nella lunga parabola artistica spiccano pure le campagne pubblicitarie per Gianni Versace, Dior, Valentino, Giorgio Armani, due calendari Pirelli, lo speciale  ballo Volpi a Venezia nel 1993 e i numerosi servizi per il rotocalco francese Egoiste.

L' ultimo capitolo è di adesso. Tina Brown e il New Yorker, la rivista d' indirizzo intellettuale. Lo chiamano per offrirgli un contratto. Un restyling editoriale quando la crisi economica comincia a dare i primi segni di cedimento in molti settori.  L' artista come di consueto assume l'  impegno con vivido entusiasmo ma  il destino non gli ha permesso di portarlo a totale compimento.

Anche alcune dichiarazioni sono diventate note,  come quella sottilmente sarcastica sulla diffusione e la realtà dell' immagine. " Tutte le fotografie sono fedeli. Nessuna è la Verità......." oppure, " Il ritratto è un accostamento: è l' effetto del soggetto sul fotografo e l'effetto del fotografo sul soggetto ".

E  infine " La fotografia è un Arte povera e illusoria. Molti ci credano ricchi, ma non lo siamo ".

Richard Avedon è stato uno dei più grandi fotografi di sempre e il suo contributo all' Arte è di inestimabile valore, con una produzione vastissima che parte dal reportage e la cronaca, prosegue nella  ritrattistica per poi concludersi all' interpretazione dell' Alta Moda.

Davanti all' otturatore sono passati come in una lista infinta i  più autorevoli personaggi del Novecento. Da John Lennon a Henry Kissinger, M. Monroe, A. Warhol, i Beatles, Michelangelo Antonioni,  membri del Congresso, celeberrimi intellettuali, attori,  Frank Zappa, Barbara Streisand, ambasciatori,  la duchessa di Windsor e la First Lady alla White House.....

Un professionista tecnicamente completo e raffinato. Un vivace talento che ha saputo sviluppare con la creatività fin da quando era un ragazzo. Rimarrà nella memoria della gente comune e sopratutto per gl' amanti della fotografia un autore di sbalorditivi e laboriosi collage, di un Fine Art che in pochi sono riusciti ad esplicare senza mai cadere nel pedestre.

Non di rado usava solarizzazioni di cibachrome oppure tagli di composizione inaspettati,  a convalidare un  attività che è sempre stata alimentata dalla voglia di emergere, di arricchire e di rinvigorire il proprio fuoco dell' intelletto.

Ma anche di sperimentare nuove metodologie ispirate a mettere in atto una grande differenziazione  delle pose, in cui non erano esenti una finissima comicità  e armonia, talvolta associate ad un compiacente tradizionalismo al quale in fondo non ha mai saputo rinunciare.

Con la morte ci lascia l' insegnamento di un linguaggio esclusivo, centinaia di opere senza mai andare fuori tempo e la voglia di stupire sempre e comunque.

Le  figure riprese sono la conseguenza di una profonda consapevolezza di saper usare una coesione intellettuale, pratica e con fantasia, come quando ricordava nelle interviste che prima di premere il pulsante dello scatto provava su un foglio di carta l' immagine ideata facendo schizzi e bozzetti.

Amato e biasimato dai recensori, per taluni un manipolatore visivo, un seducente esibizionista, per altri un finto poeta o un solipsista schiavo del successo. Sicuramente è stato un intenditore della femminilità e di bellezza esteriore, la quale è riuscito a magnificare e a rendere Universale. 

La peculiarità del Maestro newyorchese era quella di essere un regista della fotografia contemporanea con l' energia di  credere ciecamente nel veicolo della comunicazione e nell' espressione di una stampa.

Tutto lo attraeva e tutto lo restituiva assieme ad un esegesi stupefacente dopo aver esplorato nell' anima dei soggetti, lasciando così nell' opera finale ogni qual volta un elemento distintivo incancellabile.

Da oggi è entrato nella leggenda.

 

Gianluca Fiesoli, 2 Ottobre 2004.

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Bozzetto su carta prima dello scatto.                               Nastassja Kinski e il serpente.

Homeless, Richard Avedon.  

                                         Ritratti di Homeless.                                           Copertina di Bazaar.

Collage in Fine Art           Place Concorde, Avedon.

           Collage in Fine Art stampato in scala.                        Modelli su pattini in Place Concorde.

Copertina di Bazaar, Richard Avedon.  Frank Zappa, Avedon.   

          Copertina Bazaar.                                     Frank Zappa.                                      Mitsuko Uchida                                      

Charisse, ballerina, Richard Avedon.              

                        Charisse, ballerina.                                B. Streisand,  per Vogue         Modella Dovima per Bazaar

        

            Times Square.                          Modella D. Leigh.              Vagabondo del New Mexico.  

Beatles, 1960 Avedon   Dovima e gli elefanti  

                Beatles, ritratti                                 Modella Dovima con elefanti                                   Marilyn Monroe

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