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                                                                          Giochi di mano nel buio.

 

Il percorso di una stampa professionale in Bianco e Nero o comunque di buona fattura, oltre al perfetto sviluppo della pellicola, la provinatura obbligatoria, la scelta dei chimici, dei filtri nell’ingranditore e della carta inizialmente in un esposizione media, che non abbia molte differenze tra le alte e le basse luci, deve comunque essere corretta con mascherature o bruciature per dargli una soggettività e i voluti contrasti, senza però dover rinunciare all’esaltazione dei particolari.
Ci sono poi gl’ altri procedimenti successivi come la lavatura, un eventuale viraggio che può essere anche soltanto per ricolorare la stampa, oppure l’effetto Sabattier e infine la spuntinatura e il ritocco.
Tutti questi argomenti citati, escluso il lavaggio naturalmente, però sono considerati optional se la stampa è pressoché realizzata in modo adeguato e se la vogliamo solamente in tradizionale b/n.
Ma la mascheratura e l’annerimento( bruciatura ) hanno il potere di variare in loco l’esposizione e pertanto la salvaguardia dei dettagli nelle ombre più profonde e le alte luci le quali tendono ad essere sovraesposte. Il concetto può sembrare all’inizio complicato ma si sintetizza a semplici incrementi e decrementi del tempo che si deve esporre.
La bruciatura di un cielo in un paesaggio in b/n è un classico fin dai tempi più antichi della fotografia all’alonogeuro d’argento. Molto spesso anche se il concetto di visualizzazione dell’immagine è giusto e cioè l’inquadratura, la focale dell’obbiettivo, gl’equi Iso della pellicola e successivamente tutti i metodi di trattamento ( sviluppo, arresto, fissaggio ) della stessa, quando andremo a stampare avremo un’esposizione maggiorata poiché il cielo generalmente assume una certa luminosità e si discosta dai reali valori della scena. Non sono sufficienti nemmeno gl’adeguati schermi di vetro o di plastica posti davanti alla lente frontale, quali il rosso, verde, giallo e arancione poiché la correzione dei valori tonali dei colori sarà solo in parte e in ogni caso dovrà essere rivalutata in fase di stampa.
Questo esempio di fotografia paesaggistica, tra l’altro uno dei più semplici, trova però delle difficoltà quando l’immagine scattata ha poca linearità, molti soggetti, diversi elementi che s’ intersecano tra di loro formando così forti differenze tra le luci e le ombre e pertanto bisognerà riordinare i calcoli ed agire a " comportamenti stagni " o comunque a sezioni di rettifica.
Diventa allora tutto molto più complesso e si arriva a dei risultati soltanto con l’esperienza e le tantissime sedute passate in camera oscura. Non esiste libro di tecnica, per quanto autorevole, se non verrà eseguita una pratica assidua. Per sbagliare basta un attimo.
La bruciatura o in gergo annerimento di uno sfondo di un paesaggio viene effettuata con tagli idonei di cartoncino nero, che possono essere delle più svariate forme e smussati perfettamente nella parte che desideriamo operare. Una correzione opportuna che può dare delle ottime soddisfazioni al fotografo o allo stampatore e se si riesce a raggiungere livelli eccelsi di creatività quando la stampa finale sarà terminata potrà risultare anche invisibile all’occhio di chi la guarda.
Naturalmente più correzioni facciamo maggiori saranno le opportunità di modifica.
Un’altra possibilità è l’utilizzo delle mani, ma bisogna essere molto esperti, poiché è bene ricordarsi che un minimo errore rovinerebbe la stampa e quindi sarebbe da rifare poiché stiamo agendo su carta sensibile.
Le dita e il palmo degl’arti superiori sono dei compagni di stampa eccezionali e talvolta possono risolvere delle intricate situazioni, che neanche il “  bristol  “ può riuscire a farcela.
La mascheratura è l’ evoluzione inversa dell'annerimento e serve sostanzialmente a ridurre le aree selezionate più chiare. Si usano sagome supportate all’estremità da un sottile filo di ferro, facilmente realizzabili, mentre taluni fotocopiano la stampa di prova per ricopiarne poi il modello.
L'utilizzo del fil di ferro è indispensabile poiché non viene " letto " dalla luce dell'ingranditore e ci consente di raggiungere qualsiasi zona, anche le più centrali, a patto che sia eseguito con un leggerissimo movimento circolare oppure oscillante.
La tecnica di copia meccanizzata in preview ( fotocopia della stampa prova ), serve ad affinare e ad indirizzare i contorni della zona da mascherare sulla sagoma, ma se siamo molto oculati può essere benissimo esclusa.
Infine il posizionamento rispetto alla superficie della carta e il diaframma dell’esposizione della luce. Se questo sarà molto chiuso minore sarà la sfumatura che produrrà la maschera, mentre un altro elemento da tenere in costante considerazione è l’altezza della sagoma rispetto al piano di stampa.
Più alta sarà, maggiore è la sfumatura. Di conseguenza è consigliabile iniziare ad agire con un profilo basso, per poi salire ulteriormente. Però bisogna ricordarsi che le mani sono maggiormente arrotondate rispetto al cartoncino, quindi il “ taglio “ nell’area può essere levigato agl’effetti riproduttivi della luce e perciò può necessitare anticipatamente anche un breve test su un semplice foglio da esporre per verificare la gradazione e la forma generata.
Ma qui stiamo andando oltre. Se si stampa per piacere personale oppure non siamo dei pignoli cultori di camera oscura e se la finalizzazione della stampa non è per una grandiosa esposizione in Fine Art, può bastare benissimo anche così.
Tutti particolari e piccoli segreti che si scoprono con l’andar del tempo.

Gianluca Fiesoli.     

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Due esempi di mascherature e annerimento sulla stampa con detrimento e incremento dei tempi di esposizione. La prima foto è di R. Avedon, un viso di un minatore carbonifero. La seconda di Gianluca Fiesoli, meno complessa nello svolgimento, il ritratto di una guardia al Palazzo Reale di Praga nella Repubblica Ceca.

       

 


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